Kawasaki Z900RS – 2026
La Kawasaki Z900RS, sin dal suo debutto, ha rappresentato molto più di una semplice operazione nostalgia, posizionandosi come il punto di riferimento del segmento modern-classic grazie a un equilibrio invidiabile tra estetica senza tempo e dinamica di guida contemporanea. Con l’arrivo del modello 2026, la casa di Akashi ha deciso di non stravolgere una formula vincente, ma di affinarla attraverso interventi mirati che si nascondono quasi interamente sotto la superficie, preservando quell’iconico design che trae ispirazione dalla leggendaria Z1 del 1972. Osservando le linee della nuova versione, l’occhio meno esperto potrebbe non notare differenze sostanziali, poiché la sovrastruttura rimane fedele alla tradizione retro-sport, ma un’analisi più approfondita rivela un’evoluzione tecnica profonda che proietta questa moto verso nuovi standard di sicurezza e prestazioni. Il cuore pulsante rimane il collaudato quattro cilindri in linea da 948 centimetri cubi, ma per il 2026 Kawasaki ha introdotto aggiornamenti meccanici ed elettronici di rilievo che ne mutano il carattere. Il rapporto di compressione è stato incrementato, passando da 10,8:1 a ben 11,8:1, un intervento che, insieme a una nuova profilatura delle camme e a valvole di dimensioni riviste, ha permesso di innalzare la potenza massima a 114 CV (ovvero 85 kW) erogati a 9.300 giri al minuto, segnando un incremento rispetto ai 111 CV della versione precedente. Anche la coppia ha beneficiato di questo affinamento, attestandosi su un valore massimo di 98 Nm a 7.700 giri al minuto. Tuttavia, la vera rivoluzione risiede nell’introduzione del comando dell’acceleratore elettronico ride-by-wire con corpi farfallati Keihin da 36 millimetri, una tecnologia che ha permesso l’integrazione di una piattaforma inerziale IMU a sei assi. Questo upgrade elettronico trasforma radicalmente la gestione della dinamica della moto, introducendo il Kawasaki Cornering Management Function (KCMF), un sistema che supervisiona il controllo di trazione e l’ABS anche in fase di piega, garantendo una fluidità d’intervento sconosciuta ai modelli precedenti e una sicurezza attiva ai vertici della categoria.
L’adozione dell’elettronica avanzata ha portato con sé anche dotazioni orientate al comfort e alla praticità d’uso quotidiano, come il Cruise Control di serie, ideale per i trasferimenti autostradali, e un cambio elettronico Quickshifter bidirezionale che permette passaggi di marcia rapidi e fluidi senza l’ausilio della frizione, sia in salita che in scalata. Per armonizzare la trasmissione con il nuovo carattere del motore, che ora ama girare più alto, Kawasaki ha accorciato la rapportatura finale aggiungendo un dente alla corona, una scelta che esalta la ripresa e rende la Z900RS ancora più reattiva nel traffico urbano e nei percorsi misti. Nonostante l’incremento delle prestazioni, i tecnici giapponesi sono riusciti a migliorare l’efficienza complessiva: i consumi medi dichiarati si attestano ora intorno ai 4,2 litri per 100 chilometri (circa 24 km/l), il che, combinato con un serbatoio da 17 litri, garantisce un’autonomia teorica che supera agevolmente i 340 chilometri. Anche l’estetica funzionale ha subito piccoli ma significativi tocchi, come il nuovo design dei collettori di scarico che ora seguono un percorso più sinuoso verso il catalizzatore centrale, culminando in un silenziatore a megafono con terminale dal taglio dritto, studiato non solo per rispettare le più recenti normative anti-inquinamento, ma anche per enfatizzare il caratteristico timbro sonoro cupo e vellutato che Kawasaki definisce attraverso un attento processo di ingegneria acustica.
Per quanto riguarda la ciclistica, la versione standard e la Black Ball Edition confermano il solido telaio a traliccio in acciaio ad alta resistenza, abbinato a una forcella a steli rovesciati da 41 millimetri completamente regolabile e a un monoammortizzatore posteriore posizionato orizzontalmente con leveraggio Back-link. Tuttavia, è nella versione SE (Special Edition) che la Z900RS esprime il suo massimo potenziale dinamico. Questo allestimento, particolarmente apprezzato sul mercato italiano per la sua capacità di affrontare i passi appenninici e alpini con precisione millimetrica, si distingue per la presenza di un monoammortizzatore Öhlins S46 con regolatore remoto del precarico, che assicura una costanza di rendimento superiore e un miglior assorbimento delle asperità anche a pieno carico. All’anteriore, la SE vanta pinze monoblocco radiali Brembo M4.32 che agiscono su dischi da 300 millimetri, supportate da una pompa radiale Nissin e tubi in treccia metallica, un pacchetto che offre una potenza frenante modulabile e una resistenza al fading degna di una sportiva pura. Il peso della moto in ordine di marcia rimane fissato a 216 chilogrammi, un valore che la rende agile e facile da gestire nelle manovre da fermo, grazie anche a una sella posta a 835 millimetri da terra (845 millimetri per la SE), con un’ergonomia studiata per non affaticare la schiena e le braccia durante le lunghe ore di guida.
In Italia, il mercato delle modern-classic è estremamente competitivo e la Kawasaki Z900RS 2026 deve vedersela con rivali di alto profilo. I prezzi per il mercato italiano, aggiornati alle ultime quotazioni di listino, vedono la versione standard proposta a circa 13.290 euro franco concessionario, mentre la più raffinata versione SE sale a circa 15.190 euro. Queste cifre la posizionano in una fascia premium, giustificata dalla qualità dei materiali e dalla completezza della dotazione elettronica. Tra le concorrenti dirette, la Triumph Bonneville T120 offre una coppia ai bassi regimi più vigorosa grazie al suo bicilindrico da 1.200 cc, ma non riesce a pareggiare la verve sportiva del quattro cilindri Kawasaki. D’altra parte, la Yamaha XSR900, pur vantando un peso inferiore di circa 193 chilogrammi e un motore CP3 estremamente esuberante, adotta un linguaggio stilistico più orientato al “neo-rétro” degli anni ’80, distaccandosi dall’eleganza classica della Z900RS. La minaccia più concreta per il 2026 sembra provenire dalla nuova Honda CB1000F, una moto che richiama le linee della Bol d’Or ma che nasconde sotto il serbatoio la potenza straripante della serie Fireblade, offerta a un prezzo molto aggressivo che promette di scuotere il settore.
Kawasaki ha però il vantaggio di una continuità stilistica impeccabile. La strumentazione a doppio elemento analogico con display LCD centrale rimane un esempio di chiarezza e fascino, ora arricchita dalla connettività smartphone tramite l’app Rideology, che permette di visualizzare sul telefono i dati di viaggio e gli intervalli di manutenzione. La cura dei dettagli è maniacale: dai fregi sul serbatoio alle cuciture della sella, fino alla scelta delle livree che per il 2026 includono il ritorno del “Candy Diamond Brown” per la standard e del celebre “Yellow Ball” per la SE. In conclusione, la Kawasaki Z900RS del 2026 si conferma una scelta di sostanza per il motociclista esperto che non vuole rinunciare alla tecnologia moderna ma esige un’estetica che non passi mai di moda. Gli aggiornamenti alla piattaforma IMU e al motore non ne hanno snaturato l’anima, ma hanno colmato quelle piccole lacune dotazionali che la separavano dalle naked più evolute, rendendola oggi una moto totale, capace di emozionare tanto davanti al bar quanto tra i tornanti di montagna. La riduzione del passo a 1.465 millimetri, seppur millimetrica, testimonia la volontà di rendere la guida ancora più svelta e intuitiva. Chi acquista una Z900RS oggi non compra solo un mezzo di trasporto, ma un pezzo di storia motociclistica aggiornato ai massimi livelli della sicurezza contemporanea, un investimento che promette di mantenere un valore elevato nel tempo, sostenuto da una garanzia ufficiale che Kawasaki spesso estende fino a quattro anni. Maggiori dettagli su https://www.kawasaki.it/it_it.html.
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