Triumph Trident 800
Nel 2007 Triumph compì un passo semplice quanto geniale: spogliò la Daytona 675 della sua carenatura, montò un manubrio dritto e creò quella Street Triple che divenne presto l’emblema del concetto “molto più della somma delle sue parti”. La nuova Trident 800 del 2026 sembra destinata a ripetere quel successo, utilizzando componenti in gran parte presi in prestito da modelli esistenti per dare vita a un pacchetto incredibilmente attraente che potrebbe seriamente impensierire la concorrenza più blasonata. Triumph vanta una competenza senza pari nello sviluppo dei motori a tre cilindri e, con il lancio della Trident 800, aggiunge un tassello fondamentale alla sua gamma roadster. Se la Trident originale del 1968 ha dato inizio a una stirpe leggendaria, oggi il nome continua a vivere attraverso la 660 e questa nuova versione da 800 centimetri cubi. Tuttavia, la natura di questa novità “ruba” molto del carattere alla sorella sportiva Street Triple, proponendosi come una fusione perfetta tra l’accessibilità della Trident 660 e le prestazioni della Street Triple 765. In sostanza, con la 800 è possibile avere una generosa dose di performance di alto livello, ma con una posizione di guida più naturale e votata all’uso stradale.
Steve Sargent, Chief Product Officer di Triumph, ha spiegato che il segmento delle roadster di media cilindrata si sta ampliando notevolmente: da un lato c’è la 660, ideale come prima “moto grande”, dall’altro la Street Triple 765, una vera arma da pista. In mezzo si era creato un vuoto che Triumph ha deciso di colmare con un modello che offre carattere, eccitazione e potenza senza però sacrificare l’ergonomia, mantenendo una posizione di guida spaziosa e confortevole per ogni uscita. Durante la prova sulle strade di Cipro, la Trident 800 ha dimostrato di non essere solo marketing, ma un’unione riuscita che sfrutta il tre cilindri da 798 centimetri cubi derivato dalla Tiger Sport 800, garantendo un incremento di prestazioni enorme rispetto alla 660. Il telaio è stato aggiornato, le sospensioni sono ora completamente regolabili e il prezzo rimane competitivo, posizionandosi in Italia a partire da 9.995 euro franco concessionario. Inoltre, la sella più bassa rispetto alla Street Triple facilita la vita nei centri urbani, mentre la dotazione di serie è ricca: Triumph Shift Assist (il cambio rapido), connettività Bluetooth, aiuti alla guida sensibili all’angolo di piega e cruise control. Tra le poche note meno positive, si segnala l’assenza di un cruscotto a colori completo, presente su alcune rivali, e un look che, essendo derivato dalla 660, potrebbe risultare troppo classico per chi preferisce lo stile affilato della Street Triple; inoltre, la modalità “Sport” può risultare un po’ brusca se non si guida con decisione.
Analizzando i costi, con un prezzo di listino di 9.995 euro per la versione Jet Black (le colorazioni Ash Grey o Carnival Red costano circa 100-150 euro in più), la Trident 800 si posiziona circa 1.600 euro sopra la sorella minore 660. Un sovrapprezzo ampiamente giustificato dai contenuti tecnici superiori. In un mercato dove la Street Triple R è ormai fuori produzione, lasciando spazio solo alle più estreme e costose versioni RS e Moto2 (che partono da oltre 13.000 euro), la Trident 800 diventa l’opzione ideale per chi cerca una naked equilibrata, sfidando direttamente moto come la Yamaha MT-09 o la Kawasaki Z900. Gli ordini sono già aperti e le prime consegne sono previste per marzo 2026. Per chi volesse personalizzarla, esiste un silenziatore Akrapovic opzionale (circa 800 euro) che permette di restare comunque sotto la soglia psicologica degli 11.000 euro totali anche con accessori di pregio.
Il cuore pulsante è il motore tre cilindri da 798 centimetri cubi che, a differenza di quanto si possa pensare, non è una semplice versione alesata del 660, ma deriva dall’unità della Tiger Sport 800 presentata l’anno scorso. Questo significa che è profondamente diverso anche dal motore 765 della Street Triple, pur condividendo lo schema generale. Con un alesaggio di 78 mm e una corsa di 55,7 mm, abbinati a un rapporto di compressione di 13,2:1 e a tre corpi farfallati invece del singolo della 660, il risultato è una potenza massima di 113 CV (84,6 kW) a 10.750 giri/min e una coppia di 84 Nm a 8.500 giri/min. Si tratta di un aumento di potenza di circa il 40% e di coppia del 31% rispetto alla Trident 660. Salendo in sella, la moto comunica subito una presenza solida. Il suono è quello inconfondibile dei tre cilindri Triumph, con un ruggito di aspirazione ancora più cupo grazie al sistema di airbox ridisegnato, accompagnato da piacevoli scoppiettii in rilascio. La mappatura del motore è stata studiata per adattarsi alla ciclistica roadster: in modalità “Rain” la moto trasmette grande fiducia anche su asfalti bagnati e scivolosi senza limitare drasticamente la potenza, mentre in “Road” la risposta del gas è progressiva. La modalità “Sport” affila i riflessi e rende la risposta dei tre corpi farfallati estremamente pronta, quasi troppo nei passaggi lenti dei piccoli centri abitati. La prima marcia è più lunga rispetto alla 660, il che rende le partenze più fluide, mentre la spinta ai medi regimi è vigorosa e porta il motore a urlare magnificamente man mano che salgono i giri.
Passando alla ciclistica, anche se il telaio perimetrale in tubi d’acciaio e le sospensioni Showa potrebbero sembrare simili a quelli della 660, sono in realtà molto diversi. Il telaio deriva dalla Tiger Sport 800, con tubi principali più distanziati per ospitare i tre corpi farfallati più larghi. Le forcelle sono Showa SFF-BP da 41 mm regolabili in compressione ed estensione, mentre il monoammortizzatore posteriore permette di regolare estensione e precarico (sulla 660 si può regolare solo il precarico). Anche le geometrie sono state affinate, con un angolo di sterzo leggermente più chiuso di 24,5 gradi. La sella è posta a 810 mm da terra, appena 5 mm più alta della 660 ma ben 26 mm più bassa della Street Triple, rendendo la moto estremamente accessibile. Il peso in ordine di marcia è di 198 kg, un valore che ne esalta l’agilità nei tornanti stretti e nelle manovre di parcheggio. La frenata è affidata a pinze radiali a 4 pistoncini marchiate Triumph, che offrono un morso decisamente più energico rispetto alle unità assiali della 660, supportate da un sistema ABS e controllo di trazione di tipo cornering grazie alla piattaforma inerziale IMU.
Su strada, la Trident 800 mantiene l’agilità quasi da “pit-bike” della 660, ma con una stabilità superiore. Le molle sono leggermente più rigide e lo smorzamento è più sostenuto, ma la possibilità di regolazione permette di cucirsi la moto addosso. Tra le curve dei monti ciprioti, la moto ha digerito buche e asfalti rovinati senza scomporsi, dimostrandosi divertente e reattiva. I pneumatici Michelin Road 6 di serie sono stati una scelta eccellente, offrendo grip costante sia sull’asciutto che sulle chiazze di bagnato. L’unico ambiente dove la Trident 800 soffre un po’ è l’autostrada: oltre i 110-120 km/h la protezione aerodinamica è limitata e il vento si fa sentire, nonostante il piccolo cupolino sportivo; tuttavia, la riserva di potenza per i sorpassi non manca mai. In termini di comfort, la posizione di guida è azzeccata, con un raggio di sterzata ridotto che aiuta moltissimo nel traffico. Sebbene non siano stati forniti dati precisi sui consumi medi durante il lancio, il serbatoio da 14 litri dovrebbe garantire un’autonomia adeguata per le gite fuori porta. In conclusione, Triumph ha creato una roadster dal carattere forte e dall’uso intuitivo, capace di offrire prestazioni da “grande” con l’agilità di una piccola. Il prezzo competitivo di 9.995 euro la rende estremamente appetibile, offrendo una moto che non è solo capace nelle mani giuste, ma che chiunque può guidare traendo il massimo piacere fin dal primo chilometro. È più vivace, più sexy e più prestazionale della 660, ma rimane focalizzata sul divertimento nel mondo reale piuttosto che sui tempi sul giro in pista. Maggiori dettagli su https://www.triumphmotorcycles.it/.
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