Triumph Tracker 400 – 2026
L’ingresso di Triumph nel segmento delle medie cilindrate è stato indubbiamente una delle mosse industriali più riuscite degli ultimi anni nel panorama motociclistico globale, ma con il debutto della nuova Tracker 400, previsto per il 2026, la casa di Hinckley sembra voler definitivamente chiudere il cerchio di una strategia a lungo termine iniziata oltre un decennio fa. Se la Speed 400 ha conquistato i puristi del look classico e la Scrambler 400 X ha attratto chi cercava un’immagine più avventurosa, la nuova Tracker 400 si inserisce nel listino con una personalità prepotente e distintiva, andando a colmare quel vuoto lasciato tra la compostezza stradale e l’indole fuoristradistica, ispirandosi direttamente al mondo brutale e affascinante delle gare di flat track americane. Questa moto non è un semplice esercizio di stile o un adattamento superficiale di piattaforme esistenti, ma rappresenta un progetto mirato che, pur condividendo il DNA tecnico delle sorelle, è stato profondamente rivisto nella dinamica e nell’erogazione per offrire un’esperienza di guida sensibilmente più affilata e coinvolgente.
Analizzando il posizionamento commerciale, la Tracker 400 si colloca strategicamente in una fascia di prezzo estremamente competitiva e cruciale per il mercato italiano, dove la lotta nel segmento delle patenti A2 è più accesa che mai; prendendo come riferimento il prezzo di lancio nel Regno Unito di 5.745 sterline e considerando le attuali dinamiche di importazione e tassazione, è plausibile stimare per l’Italia un prezzo di listino chiavi in mano che oscillerà tra i 6.295 e i 6.395 euro. Questa quotazione la posizionerebbe in modo intelligente appena al di sopra della entry-level Speed 400, giustificando il sovrapprezzo con una dotazione tecnica più specifica e un’estetica più ricercata, ma mantenendosi al contempo leggermente più accessibile rispetto alla sorella maggiore Scrambler 400 X, offrendo così un’alternativa britannica di alta qualità a best-seller consolidate del nostro mercato come la Fantic Caballero 500 o le moderne interpretazioni scrambler di provenienza asiatica.
Dal punto di vista estetico, la moto abbandona le rotondità classicheggianti tipiche della tradizione Bonneville per abbracciare linee più tese, muscolose e minimaliste, con un serbatoio ridisegnato che, pur mantenendo la capacità di 13 litri necessaria per un’adeguata autonomia, sfoggia incavi per le ginocchia più marcati e una grafica “TRACKER” a tutta lunghezza che ne sottolinea l’indole sportiva. Il colpo d’occhio è dominato dalle tabelle portanumero laterali con il logo “400” e da un codino snello che punta verso l’alto, mentre le finiture nere opache del motore e dello scarico contrastano con le tre livree disponibili: un aggressivo Racing Yellow, un tecnico Aluminium Silver e un classico Phantom Black, tutte scelte cromatiche che esaltano la vocazione urbana ma ribelle del mezzo.
Sotto le sovrastrutture batte il cuore pulsante della famiglia 400, ovvero il monocilindrico della serie TR da 398 cc raffreddato a liquido, un’unità che ha già dimostrato la sua affidabilità ma che qui riceve una cura ricostituente specifica per adattarsi al carattere della moto. I tecnici Triumph non si sono limitati a un “copia-incolla”, ma sono intervenuti sulla distribuzione installando un nuovo albero a camme di aspirazione con un profilo più aggressivo e rimappando interamente la gestione elettronica ride-by-wire Bosch; il risultato di questi interventi è un incremento della potenza massima che sale a 30,9 kW, pari a circa 41,4 CV, erogati a un regime di 9.000 giri/min, ben 1.000 giri più in alto rispetto alla configurazione standard della Speed 400. Anche se il valore di coppia massima rimane invariato a 37,5 Nm, il picco viene ora raggiunto a 7.500 giri/min, disegnando una curva di erogazione che invita il pilota a insistere con l’acceleratore e a sfruttare l’allungo del motore, pur mantenendo la promessa che l’80% della spinta sia disponibile già a partire dai 3.000 giri per garantire quella prontezza ai bassi regimi fondamentale nel traffico cittadino o nelle uscite di curva su fondi a scarsa aderenza.
La trasmissione è affidata a un cambio a sei rapporti precisi negli innesti, coadiuvato da una frizione assistita antisaltellamento che riduce lo sforzo alla leva e previene il bloccaggio della ruota posteriore nelle scalate più violente, una caratteristica che i piloti più smaliziati apprezzeranno nella guida sportiva. Ma è nella ciclistica che la Tracker 400 svela la sua vera identità dinamica, poiché il telaio ibrido in tubi d’acciaio con trave superiore e culla imbullonata è stato abbinato a quote geometriche riviste per massimizzare l’agilità: l’interasse è stato ridotto a 1.371 mm, rendendo la moto un fulmine nei cambi di direzione, mentre l’angolo del cannotto di sterzo è stato chiuso a 24,4 gradi con un’avancorsa leggermente aumentata per garantire stabilità anche quando si forza il ritmo.
Il reparto sospensioni riflette questa filosofia ibrida tra asfalto e sterrato veloce, adottando all’anteriore una forcella a steli rovesciati Big Piston da 43 mm di diametro, non regolabile ma tarata per offrire sostegno in frenata, con un’escursione di 140 mm che rappresenta il giusto compromesso per assorbire le asperità urbane senza affondare eccessivamente, mentre al posteriore lavora un monoammortizzatore a gas con serbatoio separato “piggyback”, regolabile nel precarico molla e capace di 130 mm di corsa ruota. A fare da vero collante con l’asfalto ci pensano le ruote in lega leggera da 17 pollici a 14 razze, una scelta tecnica precisa che privilegia la maneggevolezza su strada rispetto al cerchio anteriore da 19 pollici della Scrambler, ma che grazie all’adozione di pneumatici di primo equipaggiamento Pirelli MT60 RS – nelle misure 110/70 all’anteriore e 150/60 al posteriore – garantisce non solo un look da vera flat tracker, ma anche un grip eccellente su asfalto e una trazione più che dignitosa sulle strade bianche.
L’impianto frenante è dimensionato per gestire le prestazioni esuberanti del motore e il peso contenuto di 173 kg in ordine di marcia, affidandosi all’anteriore a un disco da 300 mm morso da una pinza radiale ByBre a quattro pistoncini che assicura potenza e modulabilità, e al posteriore a un disco da 230 mm, il tutto sorvegliato da un sistema ABS a doppio canale che, verosimilmente e in linea con la filosofia del modello, dovrebbe offrire la possibilità di disinserimento al posteriore per consentire la guida in derapata controllata in fuoristrada.
L’ergonomia in sella è stata completamente ripensata per offrire una posizione di guida dominante e attiva, molto diversa da quella rilassata della Speed 400, con una sella posta a 805 mm da terra che permette una visuale chiara sulla strada, un manubrio più largo di 23 mm per aumentare il braccio di leva ma posizionato significativamente più in basso di oltre 130 mm, e pedane arretrate e rialzate che portano il busto del pilota a caricare maggiormente l’avantreno per “sentire” meglio la ruota anteriore in ingresso curva.
La dotazione tecnologica, pur essendo essenziale come si conviene a una moto di questa categoria, non presta il fianco a critiche, offrendo un cruscotto misto analogico-digitale che fornisce tutte le informazioni di viaggio necessarie, inclusi l’indicatore della marcia inserita e il livello del carburante, una presa di ricarica USB-C ormai indispensabile per la connettività moderna e un controllo di trazione disinseribile che lascia al pilota la libertà di gestire la potenza in base alle condizioni del fondo. I consumi dichiarati si attestano intorno ai 3,6 litri per 100 chilometri, un valore che, combinato con il serbatoio da 13 litri, promette un’autonomia teorica vicina ai 360 chilometri, rendendo la Tracker 400 una compagna fedele anche per le gite fuori porta del fine settimana, supportata da intervalli di manutenzione fissati ogni 16.000 km che testimoniano la fiducia di Triumph nell’affidabilità del progetto.
In definitiva la Triumph Tracker 400 rappresenta un’evoluzione matura e stilosa della piattaforma 400, capace di sedurre sia i neofiti che i motociclisti esperti in cerca di una seconda moto di carattere, coniugando il fascino del marchio inglese con prestazioni brillanti e una dinamica di guida affilata.
Maggiori informazioni su https://www.triumphmotorcycles.it/.
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